CARRIERA LAVORATIVA: IL POTERE È PIACERE? COME CAPIRLO Crescita professionale e carriera / Uomini e donne al lavoro


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Rincorrere il potere nella carriera lavorativa è davvero fonte di piacere? In questo articolo ti guido a valutare il potere in modo provocatorio: sul suo significato, sulle sue implicazioni, su come lo vivi, gestisci, ambisci  o subisci, e sulla quantità di PIACERE che vuoi per la tua vita.

Il concetto di potere nella carriera lavorativa è sempre andato di pari passo con il genere maschile, mentre negli ultimi 50 anni l’avvento del femminismo ha insinuato una grossa crepa nel potere concepito in modo patriarcale, in tutti i settori lavorativi.

Oggi la rincorsa al potere nella carriera lavorativa non è più una prerogativa solo degli uomini, ma anche delle donne, e questa modificazione culturale ha condotto, probabilmente, anche ad una modificazione del rapporto di potere fra i due generi, ad oggi, ancora non ben digerita e metabolizzata, a leggere quanto ci offrono le cronache quotidiane.

Ma andiamo per gradi, in questo articolo voglio restare focalizzata sul rapporto di uomini e donne verso il potere e il piacere nella carriera lavorativa, per trattare separatamente, vista l’importanza del tema, delle conseguenze anche lavorative del cambiamento del rapporto di potere fra i generi maschile e femminile.

Immaginati vestito/a di tutto punto, al meglio della tua forma fisica, che contempli il tramonto che si dispiega di fronte a te dalla stanza del tuo ufficio personale situato all’ ultimo piano di un fantastico grattacielo mentre stai per prendere una qualche decisione che impatterà pesantemente sulle sorti della tua azienda. Hai la fortuna di sentire i rumori di sottofondo come un vago ricordo, perché da lassù, puoi permetterti di guardare il mondo dall’alto perso nei suoni ovattati. Hai una limousine che ti aspetta in strada con tanto di autista, e uno stuolo di uomini/donne pronti a scattare ad ogni tua richiesta. Sei instancabile, gestisci problemi e difficoltà di ogni genere e tipo senza battere ciglio, senza perderti mai d’animo, con una energia infinita, sempre pronto, brillante, con la battuta pronta. Sei distaccato quanto serve  a non farti sopraffare dai mille impegni e responsabilità che hai. Hai persino una scrivania Skin Touch – quelle che a seconda del tocco con cui ti appoggi si trasformano in esecutori seriali (o Geishe o Gigolò ☺️) – normalmente di districhi fra eventi VIP e personaggi noti e famosi e la tua presenza di per se stessa in qualche luogo, genera l’evento dell’anno. A colazione mangi fette di pane con spalmati sopra gli indici Standar & Poor o Moody’s.

Cosa dici, ironia a parte, pensi che possa essere una descrizione “calzante” di uomo/donna di potere nella carriera lavorativa?

Scendendo da Hollywood alla realtà, in media, accanto alla parola potere spesso le cronache accostano immagini di faccendieri di vario ordine e grado che già ricchi o arricchitisi dopo, già seduti su alte cariche continuano ad avere una smania infinita di soldi, e imprese da compiere, non sempre degne di ammirazione… E magari alle spalle di poveri disgraziati. Così come, sempre le cronache, possono regalarci esempi di esercizio del potere degni di ammirazione.

Sei d’accordo con la celebre affermazione che il potere logora chi non ce l’ha?

Il concetto di potere nella carriera lavorativa solitamente ruota intorno ad altri due concetti: denaro e posizione sociale di “rango/establishment elevato”nonché autorità.

Allora sono andata a rispolverarmi la definizione della parola potere il cui significato è “capacità di influenzare”.

E sono stata quindi costretta a domandarmi: a me piace influenzare o no le persone e le circostanze?

La riposta è stata si. Quindi a me piace il potere.

Tutto sta a vedere che tipo di potere,  da esercitare in quali contesti, e a quale fine.

Ed è una valutazione del tutto soggettiva.

Che ti piaccia o meno, tutti noi, nelle nostre relazioni di lavoro, amicali, affettive, in qualche modo esercitiamo un potere.

Di per se, il concetto di influenzare l’ambiente che ci circonda è un dato di fatto. Né positivo, né negativo. Condizioniamo, plasmiamo, influenziamo in qualsiasi interazione della nostra vita.

Ma la riflessione che ti invito a fare è: mettiamo che tu abbia il legittimo diritto di vedere e vivere il tuo lavoro come un mezzo per ottenere una carriera lavorativa di potere. 

E il potere, come si sposa con il concetto di piacere che penso sia una condizione nella quale noi tutti ambiamo a vivere, uomini e donne, indistintamente? (se invece amiamo il dolore, abbiamo più che qualche riflessione da fare e anche molto seriamente…)

Alexander Lowen (prima avvocato, poi medico chirurgo specializzato in psicologia…giusto per dirti che di vite rampanti pur qualcosa ne conosceva),  nel suo libro “Il piacere” sostiene che “il lavoro può essere piacere quando le richieste che implica impegnano in maniera equa e libera le energie di un individuo”.

Dice anche che “il piacere è la forza creativa della vita. E’ l’unica forza abbastanza possente da opporsi alla potenziale distruttività del potere”.

Questo implica che il potere possa essere potenzialmente anche distruttivo e quindi, in ultima analisi, allontanare dal piacere. Sei caduto dalla sedia? Aspetta, continua a leggermi.

Nell’ambiziosa corsa verso il denaro e il riconoscimento sociale, sopportiamo una tensione, o la rinuncia ad un piacere immediato (legata spesso per alcuni alle 12 ore al giorno lavorative), in cambio di un successo, una promessa di piacere maggiore e futura.

Quando avrò lo yacht di 16 metri, quando avrò i soldi per fare tutte le vacanza nei resort di lusso, quando potrò iscrivermi ai più esclusivi club di golf, lancio del nano, (come nel film “The wolf of Wall Street”) quando avrò ai miei piedi tutte le donne strafighe  che vorranno salire sulla mia Ferrari, quando avrò i soldi per rifarmi il naso, la bocca, le tette e andare in giro con le Manolo Blanich di ultima generazione senza fare troppe rinunce come faccio ora, quando …, quando …, quando…. Appunto. Quando?

Ti dico un’altra cosa … toccando ferro nel dirla …hai mai considerato l’idea che a quel famoso quando potresti anche non arrivarci mai?

E che l’unica cosa di cui puoi essere sicuro è che sei vivo QUI e ORA? Scommetto di no.

Scommetto che, schiacciato dalla routine quotidiana, ti ricordi di non essere eterno/a solo se e quando  la vita ti dà degli scossoni talmente forti che non puoi non fermarti per un attimo a pensare.

Poi la vita ricomincia. E passi le tue giornate procrastinando magari all’infinito qualcos’altro a cui tieni oltre al lavoro, nella tua convinzione che un giorno potrai fare la tal cosa, dato che sei eterno un pò come gli Dei della Grecia Antica.

Beh Federica, allora mi stai dicendo che nessuno deve più ambire ad una carriera lavorativa di potere? No.

Ti sto solo invitando a fare una riflessione sul significato del successo per come è comunemente inteso, e le implicazioni che il successo può avere sulla tua vita  e farti riflettere su quanta dose di potere e quanta di piacere vuoi che siano presenti nella tua vita OGGI che è l’unico dato certo di cui disponi (almeno se stai leggendo adesso questo articolo).

Che rapporto hai con il potere e che influenza ha su di te il potere esercitato dagli altri?

Sei una di quelle persone talmente affascinate dal potere che faresti qualunque cosa in cambio di una carriera lavorativa fatta di denaro e successo?

Sei una di quelle persone che vive di luce riflessa del potere di altri, ossia provi piacere nel potere annoverare la tal persona di successo fra le tue frequentazioni?

Oppure ti piace relazionarti in ambito lavorativo preferibilmente (o solo)  con chi ha raggiunto alti gradi nella carriera lavorativa e ricopre posizioni “alte” nell’organizzazione,  altrimenti ti senti sminuito ad interloquire con i comuni mortali?

Se si, i colleghi con cui ambisci a relazionarti sono anche persone di valore? Ossia si distinguono per qualità personali, valori, conoscenze e competenze, oltre al fatto di aver fatto una gran carriera lavorativa?

Sotto sotto consideri inferiori le altre persone che non possono fregiarsi di qualche titolo, a prescindere dal valore che hanno come esseri umani?

Oppure ti senti succube del potere nel senso più negativo: o perché talvolta ti trasformi in una brutta copia in miniatura del potente di turno, da emulare, per poterne poi prendere il posto o guadagnarsi la scalata ai piani superiori.

Oppure  perché lo subisci del tutto mettendoti in una posizione di sudditanza psicologica al punto che a volte dubiti della tua dignità?

Oppure, ancora, il concetto di potere ti lascia indifferente?

A te quanto piace poter influire sul tuo contesto lavorativo e sulle persone? Con quale finalità? In che modo?

Spostando ora il focus sul concetto di piacere,  cosa significa provare piacere per te?

Ho detto piacere, non felicità, non divertimento, non intrattenimento, che sono concetti affini ma non  identici…(di cui avrò occasione di parlare in futuro).

Il piacere innanzi tutto è “uno stato percepibile a livello fisico, è un modo di essere, è un fluire libero, creativo di energia, uno stato di eccitazione, un sentirsi pienamente vivi”, come lo definisce Alexander Lowen nel suo omonimo libro (-link di affiliazione).

Per capirci meglio…pensa a quando sei impegnato a fare la tua attività preferita… che quasi quasi il tempo passa senza che tu te ne accorga mentre provi “piacere” intrinseco da quello che stai facendo, e non esistono interruzioni di sorta, pensieri disturbanti.

Sei completamente e piacevolmente assorto in uno stato di “tranche” e leggerezza di spirito che avverti anche nel corpo. Caschi il mondo tu sei preso nella tua passione preferita. Ecco, quello si chiama piacere.

Questo piacere lo provi anche nell’ambito della tua corsa verso le vette della carriera lavorativa? Se si, sei a cavallo. Ti aspetta una vita meravigliosa.

Ipotizziamo che tu desideri il potere e l’autorità  che ne consegue.

Hai mai pensato a come la necessità di mantenere una “posizione autorevole” possa entrare in conflitto con i tuoi sentimenti ed emozioni?

Perchè saprai meglio di me che arrivare a ricoprire nella carriera lavorativa ruoli di potere necessita un impiego di diplomaticità, ed equilibrio, come minimo, che poco hanno a che vedere con la spontaneità.

Se si, quanto ti costa? Ti viene agevole o fai una fatica immane?

Insegui il successo per poterti distinguere dalla “folla”?

Se si, hai mai considerato che in questo caso avrai sempre bisogno proprio di questa folla da cui vuoi distinguerti  per poter mantenere il consenso che ti conferisce il “successo” che hai ottenuto o vuoi ottenere?

Perchè ti è utile rifletterci?

Perchè guardarti dentro e capire cosa fa al caso tuo o meno, capire quanto piacere intrinseco sperimenti seguendo una strada piuttosto che un’altra, influisce sensibilmente sulla qualità della tua vita lavorativa e non solo.

E tu, che genere di potere insegui? In quale ambito della tua vita? Verso chi lo vuoi esercitare? Come lo vuoi esercitare? Quali rinunce sei disposto/a a fare? Quali benefici ti attendi?

Quanto piacere vivi nel tuo presente, o speri di vivere nel tuo futuro?

Quale “mix” di potere e piacere pensi sia più consona al tuo benessere?

Pensi che ambire a ruoli di potere nella carriera lavorativa sia una prerogativa per entrambi i generi oppure pensi che sia più una prerogativa da uomo che da donna?

Ti ho parlato di potere e piacere, di cosa siano e che conseguenze possono avere sulla tua vita; nei prossimi articoli ti darò strumenti utili a capire meglio quale percorso di crescita professionale faccia al caso tuo, e a capire meglio quale mix di potere/piacere sia consona al tuo benessere.

Ti anticipo che questa valutazione ha molto a che fare anche con il tempo , con la consapevolezza che hai di te stesso, e con i  tuoi valori ed ha poco a che vedere con le distinzioni di sesso.

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Federica Crudeli


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