COLLEGHI DIFFICILI: I “MELLIFLUI”? COSA FARE! Consapevolezza di sè / Rapporti sul posto di lavoro

Ciao e Bentornato a Lavorare col sorriso!

Dopo la pausa estiva che sono sicura ti abbia “rigenerato” riparto subito a “bomba” parlando di come gestire i rapporti con una particolare tipologia di colleghi difficili: i melliflui o adulatori, voltafaccia, voltagabbana, o lingua felpata che dir si voglia. Chi sono? Come puoi gestirli?

Molti lettori del blog, al rientro dalle ferie, hanno ripreso la vita d’ufficio quotidiana avvertendo subito un potente contrasto fra la serenità legata al godere della compagnia di persone che si sono scelti durante  le ferie e l’obbligo di rapportarsi, una volta rientrati in ufficio, con alcune tipologie di colleghi difficili. Un po’ come passare dal fare un bagno nell’acqua mite del Mar Mediterraneo all’acqua ghiacciata dell’oceano Pacifico.

Beh… intanto chi sono i capi/colleghi uomini/donne difficili e melliflui (o voltafaccia)?

Da dizionario il mellifluo è colui che “esprime gentilezza affettata, manierata, falsamente dolce e cortese”.

Volendone descrivere le peculiarità con una buona dose immaginaria di ironia caricaturale e a tratti grottesca, ecco una possibile caratterizzazione di questa tipologia di colleghi difficili:

  • sorridono sempre quando ti incontrano e sono sempre gentili a parole, in media, anche dopo che ti hanno fatto una carognata. Il loro sorriso è spontaneo come potrebbe esserlo il sorriso di un mezzo busto della TV che in diretta tenta di fare l’indifferente mentre qualcuno gli pesta i piedi con un martello;
  • se sbagliano (magari a danno tuo o altrui), non ammettono mai di aver fatto un errore, quanto piuttosto fanno completamente finta di nulla e bypassano in pieno l’argomento durante le conversazioni. Se possono non solo non ammettono l’errore ma dissimulano argomentando l’accaduto in modo tale che quasi quasi  sia colpa altrui;
  • generalmente affrontano le dissidie o i disaccordi fisiologici nei rapporti lavorativi in modo scivoloso come le saponette: è difficile metterli alle strette ad affrontare una questione “di petto” e con franchezza. Altrettanto difficile è risolverla girandoci a lungo ed intorno: tentano sempre di ricondurre i confronti a miti consigli e difficilmente manifestano apertamente la loro intera posizione/pensiero. Piuttosto di fronte a te fingono di capire, accettare, confrontarsi, mettersi in discussione poi tornano a fare esattamente come prima. Magari attraverso comportamenti reiterati ti boicottano in modo sottile,  apparentemente distratto e casuale. In questo modo tu non ti senti mai nella posizione di poter dire che hai subito “uno sgarbo”;
  • si sentono anche, generalmente, intellettualmente superiori agli altri e quindi dall’alto della loro posizione scrutano i colleghi come se fossero esseri inferiori, trattandoli con aria di sufficienza. Magari fanno la stessa attività da molti anni e pertanto si sentono i detentori della verità assoluta su una materia. Magari mancano di umiltà nel non rendersi conto di quanto poco padroneggino molte altre competenze;
  • sentendosi superiori, in genere hanno quindi la preferenza a relazionarsi con colleghi di livello gerarchicamente superiore. Se una cosa la dici tu ti snobbano, se la stessa cosa la dice “un capo” allora si sciolgono in un brodo di giuggiole;
  • hanno un senso di riverenza e rispetto per le posizioni gerarchiche superiori che è quasi demodè e rasenta la sudditanza.  Questa riverenza talvolta assume le vesti della vera e propria paura paralizzante di chi non muove un foglio se non ha la certezza che quello che sta per fare è gradito al suo re;
  • anche quando esistono tutti i presupposti per relazionarsi con te, in base alle competenze lavorative, il voltafaccia mellifluo ti “scavalca” o bypassa e si rivolge ad altri. In qualche modo tenta di destituire il tuo ruolo, che sia di responsabilità o meno;
  • se in media ti evita, prevarica e non ti considera, tipicamente invece ti cerca quando deve scaricare per questioni urgenti delle colpe su qualcuno o attribuire qualche responsabilità spinosa e sconveniente a danno delle tue stesse competenze che in altre circostanze, non ti vuole riconoscere;
  • di solito ha un rapporto morboso anche con le informazioni, che custodisce gelosamente come fossero il 4° segreto di Fatima, e ne centellina la divulgazione, in modo frammentato e a persone diverse, di modo che nessuno abbia mai un quadro completo della situazione che sarebbe opportuno conoscere per lavorare efficacemente;
  • qualora poi fosse anche  capo di qualche unità di business, maltratta con fare tiranno i suoi collaboratori mentre di fronte ad altri si mostra come la persona più affabile della terra

Terminata la descrizione, hai colleghi simili?

Prima di capire come comportarsi con colleghi difficili melliflui/voltafaccia che attuano questi comportamenti, è opportuno riflettere qualche minuto sull’effetto che ti fanno. Perchè, ti starai domandando?

Perché ne sarai ripagato in tutte le future occasioni con piccolo investimento delle tue energie mentali.

Perché ti svelo un segreto: nessun essere umano, me compresa, possiamo nulla, ma proprio nulla, per modificare o controllare i comportamenti altrui.

Tu puoi solo migliorare la consapevolezza e gestione di te stesso in relazione a qualsivoglia variabile esterna.

Sebbene siamo tutti quanti abituati a vivere in un mondo che educa in modo sottile al controllo esterno, di fatto, tentare di controllare tutto quanto è “fuori” dalla nostra persona, cercando di piegare “il mondo” al nostro volere, conduce, in ultima analisi, alla schiavitù: fisica, emotiva, razionale.

E questo ragionamento vale con chiunque, che si tratti di colleghi difficili, capi difficili, mogli, mariti, amici e così via. Vuoi sentirti libero? Comincia ad esserlo tu per primo liberandoti dagli effetti negativi che tali colleghi difficili ti innescano e che ti aiuto ad osservare, senza giudicarti.

Quale sfumatura emotiva si genera in te nel lavorare con questi colleghi difficili? Ci hai mai fatto caso?

Ti suscitano rabbia, collera, ira, aggressività verbale, voglia di prendere a pugni le scrivanie, paura della loro reazione, paura di non sentirti considerato/riconosciuto, nervoso, ansia, istinto di rivalsa, tristezza o cos’altro?

Dove avverti queste sensazioni? In quale parte del corpo? Nello stomaco, nella parte alta del petto, nel respiro che resta sospeso, o trattenuto per non sbottare mai, o affannato solo per fare degli esempi?

Quali pensieri ti nascono in testa quando devi gestire colleghi difficili voltafaccia?

Nello specifico quali pensieri fai rispetto a te stesso, alla tua autostima e al senso del valore che hai di te stesso? Ti senti invisibile, sminuito, impotente, preso in giro o cos’altro?

Quali pensieri fai rispetto a questo modo mellifluo di comportarsi? Come lo vedi, valuti, rispetto ai tuoi valori personali, alle modalità di comportamento in cui credi e che reputi di valore per te?

Prenditi qualche minuto e riflettici a tutto tondo: cosa ti accade dentro, in testa, nel corpo, a livello emotivo?

Fatto questo, e regalato a te stesso il tempo di ragionare e sentire che ti consente di aumentare la tua consapevolezza, passiamo al passo successivo.

Come comportarsi con i colleghi difficili e “voltafaccia”?

Dipende.

Da cosa? Dagli obiettivi che hai in relazione a quello che solitamente devi fare, ai risultati che è tua competenza assicurare e alla durata del rapporto dettato dalle circostanze.

Il collega mellifluo è di passaggio, è un consulente, è una persona che pensi non rivedrai mai più? Puoi permetterti di fare buon viso a cattivo gioco così come di manifestargli apertamente il  “dissenso” (connotao in qualsivoglia modo) che ti sgorga dentro sempre nel rispetto e nei limiti dell’educazione (anche se, fuori da ipocrisie, qualche pensiero impuro su regolazione di conti alla Far West  è normale… non preoccuparti).

Se invece il collega difficile e mellifluo è e resterà a lungo una persona con cui dovrai rapportarti, ti conviene abbandonare l’investimento delle tue energie negative e trasformarlo  a tuo favore.

Come? La prima cosa che hai da tenere a mente e che  ha senso sia il motivo principale che guidi le tue azioni è solo uno:il tuo obiettivo.

Cosa vuoi ottenere nel lavorare con il collega difficile? Diventarci amico, entrare nelle sue grazie a tutti i costi? Oppure vuoi semplicemente collaborare quel tanto che serve per portare avanti delle attività in parte legate a lui, e quindi rapportarti con lui quel tanto che basta ed è necessario per svolgere al meglio la tua attività?

Credo che già acquisire consapevolezza di questa distinzione contribuisca a diminuire l’investimento di energie che è il caso di spendere.

Mettiamo tu abbia concluso che puoi benissimo rapportarti a lui solo quanto basta per le circostanze che lo richiedono, cosa puoi fare tutte le volte che ti scavalcherà, tenterà di affermare la sua superiorità a parole, disconoscerà i suoi errori a tuo discapito, ti dirà le cose a metà,negherà l’evidenza etc etc…?

Adesso che hai consapevolezza di cosa ti innesca questo tuo modo di fare, hai libertà di scegliere, se continuare a farti il sangue amaro , o indossare un abito diverso.

Non ci credi?

Così come hai sempre scelto di “negativizzarti”, puoi anche scegliere che le prossime volte il suo modo di fare ti provocherà un sorriso di ironia, o una battuta ironica, o una totale indifferenza.

Perché tu, che sei intelligente e hai capito che non puoi piegare i colleghi difficili la tuo volere, quelle stesse energie che prima spendevi a reagire d’istinto e in automatico in modo negativo, adesso le spenderai per fare dell’altro, lasciando il mellifluo ad affogare nel suo brodo primordiale.

E’ un po’ la stessa differenza che ci passa fra il vestirsi al buio e lo scegliere un abito con la luce accesa: se non hai consapevolezza dei tuoi “moti” interiori, è come se appena sveglio prendessi un vestito a caso nell’armadio e lo indossassi, al buio.

Quando invece sai cosa ti accade dentro, è come avere acceso la luce, aprire il guardaroba, vedere quanti abiti puoi indossare, e scegliere quello che ti fa sentire meglio, invece che prendere quello che d’istinto ti capita fra le mani.

Lo puoi fare con gli abiti, puoi farlo anche con i tuoi stati d’animo. Più ti eserciti a farlo, meno tempo ci metterai a scegliere fra tanti abiti quale indossare.

Questo ha anche un altro vantaggio: i colleghi difficili e voltafaccia, solitamente, si nutrono (spesso incosciamente) della negatività che ti suscitano. Forse, sotto, sotto ci godono anche un po’.

Quali siano i motivi che inducono un collega o capo a comportarsi così, è un problema loro, non tuo. Pertanto, che cambino o meno il loro modo di fare è frutto di una loro libera scelta, così come adesso può essere una tua libera scelta scegliere un atteggiamento che fa stare bene te, a prescindere da cosa faccia lui.

Tu adesso hai messo a fuoco e sentito cosa ti accade dentro. Quello che ti accade dentro, nel momento in cui lo sai riconoscere, lo sai anche gestire.

Se tu rompi gli schemi del loro giochino, non è escluso poi che in qualche modo cambi anche il loro modo di porsi.

Se il tuo modo di rapportarti non ti ha mai condotto ai risultati lavorativi che perseguivi, cambiali. Cambiandoli magari scopri che questo collega, a sua volta, cambia. Se non cambia, resta comunque un problema suo.

Se i tuoi risultati li raggiungi comunque, e ti è riconosciuta una professionalità da chi è giusto che te la riconosca (esempio il tuo capo) cosa ti interessa di devolvere emozioni, stati d’animo e pensieri negativi a te stesso per questo collega?

Se invece il mellifluo è il tuo capo, posto che magari non sopporti questo suo modo di fare, ti riconosce quanto pensi di meritarti? Se si, vale quanto sopra, vai avanti per la tua strada e scegli di guardare a lui  in modo diverso.

Se no, allora hai un problema. Essendo il tuo capo e quindi colui che magari decide della tua crescita professionale ed economica, hai da trovare un modo per entrarci in relazione e non per diventarci amico, (che te ne frega? Anche se capisco bene che in quanto animali sociali per senso di appartenenza ci piacerebbe piacere a tutti e stare bene con tutti), ma per il tuo interesse.

Come? Studialo bene. Posto che se lo hai riconosciuto nei comportamenti descritti significa che lo hai osservato, adesso osservalo senza giudizio non con l’occhio di chi ha di fronte a se un nemico da combattere che attua comportamenti poco digeribili, ma con l’occhio di chi osserva un potenziale alleato.

E’ umano come te. Cosa gradisce? Cosa non gradisce?

Quali modi di porre le questioni apprezza e quali no?

Come vuole sentirsi dire le cose? Da chi? Quando?

Quali argomenti extra lavorativi potete avere in comune? Potrebbero essere un terreno neutro per appianare le ostilità, e dalle quali costruire un passo alla volta un altro genere di rapporto lavorativo.

Attenzione, non ti sto dicendo di snaturarti. No.

Ti sto dicendo che tu puoi consapevolmente e restando te stesso identificare le modalità di entrare in relazione più vicine a lui, anche se magari più distanti dalle tue o da quelle che normalmente ti vengono più naturali e spontanee.

Qui non si tratta di snaturarti, ma di sviluppare quella flessibilità comportamentale che ti consente di parlare la sua lingua in modo che tu possa guadagnare a piccoli passi la sua fiducia e farti riconoscere quello che pensi di meritare.

Costa impegno? Si, ma se è il tuo capo, a differenza di un qualsiasi collega, ha più potere di influire sulla tua vita lavorativa.

Pertanto a maggior ragione il tuo impegno è giustificato. Inoltre lui attua i suoi comportamenti a te poco graditi per le sue ragioni (per quanto possano risultarti incomprensibili), è mosso da pensieri suoi e da convinzioni sue, non tue, esattamente come tu sei mosso ad agire per interessi, motivi e convinzioni tue.

Non hai voglia di identificare modalità diverse da quelle che hai usato finora per entrarci in relazione?

Anche questa è una tua libera scelta, l’importante è che tu sia consapevole delle conseguenze a cui vai incontro e sia disposto a farne le spese, esattamente come sei disposto a non impiegare energie per rendere più flessibile i tuoi comportamenti.

Ti faccio presente che questo stesso ragionamento fondato sull’osservazione senza giudizio di comportamenti che non tolleri, l’osservazione senza auto-giudizio di cosa ti accade dentro, e l’identificazione per libera scelta consapevole di come vuoi gestirti in relazione ai tuoi obiettivi, è riproducibile su vasta scala con chiunque.

Pensi ancora che i benefici di un investimento di energie e tempo in tal senso siano cosa da poco?

Siamo tutti in media affascinati dal “successo” altrui e vediamo spesso solo la punta dell’iceberg.

Pensi che le persone che ottengono “cose” nella vita le ottengano “a gratis”?

O piuttosto, accecati dalla visione superficiale delle cose facciamo tutti poca attenzione all’impegno “sottostante” al raggiungimento di obiettivi desiderati?

Hai intenzione di subire ancora i colleghi difficili e voltafaccia?

Qualora difficile e voltafaccia non sia un collega ma il capo, ti rimando al mio articolo “Capo difficile: il voltafaccia. 2 strade possibili”.

Ti ho regalato un sorriso di libertà con questo l’articolo?

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Grazie
Federica Crudeli


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