INFORMAZIONI NASCOSTE. A VOLTE TI SEMBRA DI LAVORARE PER I SERVIZI SEGRETI? Rapporti sul posto di lavoro

Ciao e Benvenuto a Lavorare col Sorriso!

Oggi ti parlo di come difendersi da colleghi difficili che adottano un atteggiamento lavorativo poco collaborativo quale l’occultamento/distorsione/divulgazione tardiva dell’informazione come modo per: avvantaggiarsi nelle negoziazioni, acquisire potere/mantenerlo, difendere i propri interessi, a discapito, voluto, degli altri colleghi.

Nelle aziende possono esistere delle asimmetrie informative verticali (dai capi verso i collaboratori) ed orizzontali/interfunzionali ossia fra funzioni organizzative diverse.

Il fatto che possano esistere, di per se non ha nulla di strano, nel senso che non necessariamente tutti devono sapere tutto su ciascun argomento.

Inoltre è fisiologico che all’interno delle organizzazioni, nell’ambito della contrapposizione di interessi tipica di ogni funzione aziendale, esistano delle asimmetrie informative: fa parte del gioco, ed è anche un elemento attorno al quale ruotano le negoziazioni.

La “gelosia” in tema di informazioni esiste invece quando una persona, in qualità di manager, collaboratore o collega, volutamente e sistematicamente (cioè in tutte le circostanze) tiene per se informazioni o le rende note troppo tardi, quando invece, se note, avrebbero orientato le scelte, decisioni, comportamenti di qualche altro collega, in modo differente, o, semplicemente, gli avrebbero evitato una pessima figura in particolari circostanze.

Questa tipologia di colleghi difficili ti è sconosciuta?
Ora, personalmente, e usando un pò di ironia, sono a favore dell’evoluzione della razza umana, non di quella rettiliana, che è rimasta ferma all’utilizzo del primo stadio primitivo di sviluppo del cervello, cioè quello rettile, e come tale governata solo da meccanismi di attacco/fuga, e caratterizzata dal solo uso di pulsioni e automatismi appresi.

In realtà sono molte le tipologie di colleghi difficili che appartengono alla razza rettiliana a causa dei comportamenti che adottano, ma oggi mi soffermo su questa. A titolo informativo, dico che il più recente stadio di sviluppo del cervello è il “neo-pallio”associabile allo sviluppo dei lobi frontali, alla reazioni volontarie, a comportamenti “consci”.

Che un po’ di soldi, un bel vestito, una bella borsa, studi sofisticati e qualche titolo facciano di un umano, uomo o una donna che sia, un soggetto sviluppato ed evoluto, è tutto da vedere. Anzi. Le nostre cronache sono la testimonianza quotidiana dell’esatto contrario. …

Quindi qualora tu faccia parte della categoria di colleghi difficili che è solito usare mezzi generalmente percepiti come sgradevoli, quali quello di occultare/distorcere/fornire tardi l’informazione volutamente, per essere “vincente” credo che potresti trovare interessante leggere l’articolo per prendere coscienza degli effetti del tuo comportamento sugli altri e in ultima analisi, anche sull’organizzazione del lavoro (che spesso ne risulta deteriorata), e magari avere un punto di vista esterno diverso.

Qualora invece fossi uno di coloro che è costretto a subire questo comportamento e le sue conseguenze da parte di colleghi difficili, continua a leggere, perché potresti guadagnare una prospettiva diversa da cui guardare le cose e difendere il tuo benessere.

Quali potrebbero essere i vantaggi ottenuti dai colleghi difficili che occultano le informazioni a danno di altri colleghi, guadagnandosi probabilmente a lungo andare, la loro malevolenza, e generando inefficienze lavorative?

  • primo fra tutti forse aprirsi le strade per fare carriera, in un contesto dove esiste l’esempio fattivo e concreto che questo modo di fare paghi;
  • difendersi dalla paura di ritorsioni del proprio capo qualora fosse un soggetto che crea un clima di diffuso “terrore” per qualsiasi cosa sfugga al suo vaglio;
  • conservare il proprio potere (o percepito come tale) con la convinzione che nascondere certe informazioni o un certo sapere costituisca un modo per creare/mantenere distanze rispetto ad altri nell’organizzazione;
  • sentirsi importante e indispensabile agli occhi di chi, necessariamente, per poter lavorare, dipende da un certo tipo di informazione/sapere/conoscenza;
  • godere dell’avere molti più margini di manovra di altri nel gestire alcune attività, dati dalla posizione di vantaggio di cui beneficia chi conosce informazioni utili ad altri ma non divulgate. Tanto cosa importa se un collega magari non raggiunge un obiettivo, o fa le cose sbagliate, o duplicate, o in ritardo?
  • sentirsi più bravi, godere della prepotenza agita sugli altri;
  • proteggere il proprio senso di sicurezza o la propria “posizione”.

Ti riconosci in una di queste situazioni? Rifletti su quali sono i motivi che ti spingono a tenere questo comportamento. (Può aiutarti anche l’articolo “Manager  Leader: quale tipo sei?” anche per conoscere il tema dei tuoi tratti caratteriali distintivi e degli automatismi appresi).

Insomma, anche per ridere un po’, chi si atteggia in questo modo “strutturalmente” quasi quasi sembra un membro infiltrato dei servizi segreti.

In effetti vivere la quotidianità come se si fosse l’agente segreto di un film di spionaggio internazionale rende le giornate molto più movimentate e colorite.

Quali sono le possibili conseguenze negative di questo atteggiamento, nel lungo termine (e spesso anche nel brevissimo termine?)

Rallentamento se non duplicazione di attività e, conseguentemente, inefficienze gestionali, negoziazioni il cui esito è un compromesso piuttosto che una soluzione win-win, generazione di malcontento, diffusione di un pessimo clima lavorativo e demotivazione.

Questa sindrome “patologica” da occultamento di informazione, non ti sembra un filo datata?

Poi ci lamentiamo se viviamo in un mondo che fa pena, quando già nel nostro piccolo non siamo capaci di elevarci un pochino al di sopra della media dei comportamenti puramente “rettiliani” per il progresso della civiltà!

E cosa puoi fare tu, se sei vittima di colleghi difficili che vivono come fossero infiltrati dei servizi speciali, per preservare le tue energie e il tuo benessere mentale, emotivo e, a volte, anche fisico?

Faccio presente che più è frequente e lunga l’esposizione forzata a questi colleghi difficili, più è probabile che il fisico somatizzi in qualche modo tutto quello che non esprime a parole…

  • riconosci a te stesso il fastidio che senti, di rabbia, collera, paura, tristezza o qualsivoglia altra sfumatura emotiva. Uno degli atteggiamenti più auto-punitivi che esista difatti è quello di reprimere il proprio stato d’animo giudicandolo “da stupidi/perdenti/sconfitti” magari attaccandosi addosso un sorriso di circostanza a denti stretti;
  • esprimi il fastidio all’interessato con garbo per cercare un dialogo finalizzato ad instaurare un rapporto di maggiore apertura. Difatti le persone ti trattano così come tu le abitui a trattarti. Se taci sempre il tuo fastidio, certamente chi è solito comportarsi così, lo rifarà. Hai paura che esprimendoti fai la figura del “deficiente?” Se si, ti domando per quale motivo dovrebbe interessarti tanto l’opinione di un collega che agisce secondo una dubbia capacità collaborativa;
  • se l’aver espresso il fastidio, magari anche più volte, non sortisce alcun effetto – e per colleghi difficili con personalità particolarmente ostiche e resistenti è probabile – considera l’idea che non è un problema tuo ma di chi lo pone in essere. Se un soggetto decide di essere scientemente non collaborativo o di voler proseguire così per il resto dei suoi giorni, tu non potrai mai fare nulla per difenderti dalle conseguenze di questo atteggiamento, semplicemente perché non sei nella sua testa. E mai potrai prevedere quale sarà la prossima volta che mancherà di dirti delle cose che ti riguardano, o se lo farà quando sarà troppo tardi, o quale altra diavoleria escogiterà pur di fare il suo interesse. Tutte le energie mentali che spendi nel tentativo di contrastare, prevedere la prossima “scorrettezza” sono inutilmente buttate alle ortiche. Sapere questo non ti mette in una posizione di debolezza ma di forza, semplicemente perché a pugnalata ricevuta, sarai carico di energia e pronto a scegliere come rispondere (e dico rispondere – non reagire) , senza esserti sfinito prima e solo nella tua testa nel tentativo di pensare tutte le possibili difese ad un comportamento imprevedibile;
  • pensa se sei il solo a percepire così questo collega difficile o se sei in allegra compagnia. Se così fosse, a maggior ragione, di cosa ti preoccupi? Di fondo, quando un collega lavora per i servizi segreti e sono in molti ad accorgersene, alla lunga, si screditerà da solo;
  • il fatto che tu disponga dell’intelligenza per riconoscere questo comportamento come inopportuno, di per se, non è già una vittoria? E se disponi di questa intelligenza, perchè rivolgertela contro con malumori, rabbia, nervoso, etc? Piuttosto usala per prendere il giusto distacco emotivo dalle situazioni che probabilmente rivivrai a contatto col collega difficile;
  • considera l’ipotesi che il giochetto di avvantaggiarsi dei gap informativi a spese di altri poi è un bel gioco che dura poco: le persone meno rettiliane inizieranno, in base ad altri rapporti di reciproca fiducia e trasparenza esistenti, ad intessere una rete collaborativa all’interno della quale scambiare le informazioni mancanti o verificare la veridicità di quelle ricevute dall’agente segreto;
  • il collega difficile, col tempo, è destinato ad essere credibile come i soldi del monopoli. Nessuno gli crederà più. Anche se continuerà, molto probabilmente, ad essere convinto di essere un figo pazzesco e furbissmo. In realtà è miope, vede poco lontano e continua pure a muoversi senza occhiali da vista;
  • qualora il collega difficile abbia fatto carriera, prima di invidiarlo, domandatevi: a che prezzo? E’ una scelta individuale. Si può scegliere di morire blasonati e isolati, oppure con meno medaglie ma ben voluti stimati e apprezzati, quanto meno come esseri umani.

Fare dell’insabbiamento delle informazioni sistematicamente un “vantaggio” è tipico, spesso, si di colleghi  difficili, e anche profondamente insicuri, o altamente manipolatori, competitivi nel senso più distruttivo del termine, e poco collaborativi.

Se è vero che nei contesti negoziali fa parte del gioco delle parti, entro certi limiti, scoprire le carte un poco alla volta, oltre certi limiti è una scelta perdente per tutti che obbliga a trovare compromessi piuttosto che soluzioni win-win come vorrebbe la letteratura economica più evoluta.

In ultima analisi, le conseguenze di questo atteggiamento si ripercuotono in senso negativo sulla produttività lavorativa generale, sia per i costi “emotivi” legata alla demotivazione di chi è a contatto con queste persone, sia per la necessità di fare male, tardi o più volte, le stesse cose per porre rimedio alla finta furbizia altrui.

Fammi conoscere  le tue riflessioni e la tua esperienza sul tema lasciandomi un commento  nel box in fondo alla pagina.

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Federica Crudeli


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