LA GUERRA DEI POVERI: UNA RIFLESSIONE! Crescita professionale e carriera

Ciao Bentornato a Lavorare col Sorriso!

La guerra dei poveri: oggi faccio una riflessione provocatoria per sorridere con te di tutti i prevaricatori sociali sul posto di lavoro (e anche fuori) a patto che tu sia disposto un attimo ad aprire la tua mente senza stare attaccato alle singole parole ma cercando di cogliere il senso di quanto sto per dire …

Oggi sento la necessità di manifestare la vena ironico-sarcastica che mi contraddistingue, anche se non ho una ragione precisa, quanto piuttosto l’esigenza di esprimere le mie opinioni, sia per dare uno scossone a tutti coloro che “subiscono” psicologicamente gli abusi/soprusi di potere da parte di qualche “peones” che si sente illuminato solo perché ricopre una qualche carica sul lavoro o in qualunque altro contesto, e magari ne soffrono pure piuttosto che riderci sopra. Anche fragorosamente direi…

Il mondo è pieno di prevaricatori sociali, di persone che sgomitano per arrivare primi, per farsi belli, per questioni di prestigio, per denaro, per una posizione.

Per me lo “sgomitare”, in questa accezione, fa parte della così detta “guerra dei poveri”. E vorrei invitare tutti i lettori a riflettere in questo senso.

Dal momento in cui ognuno di noi si muove in un certo ambiente lavorativo, va da se che normalmente sarà inserito in un contesto più ampio, fatto di molte persone, che a diverso titolo sono coinvolte in teoria, a giocare su uno stesso campo la stessa partita, e in teoria, per un obiettivo comune.

Poi dalla teoria si passa alla realtà: gli obiettivi comuni diventano obiettivi di singoli che vogliono “prevaricare” il prossimo pur di ottenere o soldi, o cariche, o visibilità, o riconoscimenti in generale. Per farne cosa, poi di preciso? Eccetto gonfiare il proprio ego?

Il fatto è che se questa corsa verso una presunta porta avversaria fa una strage di morti e feriti, a pochi importa. L’importante è arrivare.

Spesso si perde però di vista che nel tentativo di arrivare primi, in realtà si sta solo sprecando una quantità immane di energia, impiegabile più nobilmente per altri fini, a danno di altre persone, che guarda caso, sono altrettanto umani.

Tradotto in “economichese”, questa è la logica del WIN – LOSE, ben distante dal ben più costruttivo cercare soluzioni WIN – WIN teorizzato dal Premio Nobel Nash.

Le persone che in azienda si muovono nella logica WIN – LOSE per me assomigliano più ai primati che altro. Cioè sono la manifestazione più bassa e becera dell’umanità.

Venderebbero pure la madre, la sorella, il fratello, la moglie, il marito, la dignità e così via pur di ARRIVARE.

Ecco. Intanto, arrivare si ma dove? (zan zan?)Perché,  dopo essere arrivati la loro vita quale sensibile miglioramento potrà avere, a parte, forse (e non è detto) quello economico?

E a che prezzo si è disposti ad arrivare? Quello di guadagnarsi la disistima di chiunque?

E’ mai possibile che in un’era così presumibilmente avanzata, il mondo sia pervaso da persone che non riescono a guardare oltre il loro orticello e non riescono ad inquadrare la loro situazione in una cornice più ampia e di lungo periodo?

Si, è possibile.

E’ possibile che in questo mondo così civilizzato esistano così tante persone che sono disposte a seminare zizzanie, a prostituirsi mentalmente pur di stare sempre sulla breccia, a cambiare opinione in funzione della sola e pura convenienza personale?

E’ possibile che preferiscano omettere, celare, insabbiare, nascondere, deviare, pur di mantenere un vantaggio sul capo di gioco?

Si.

Ecco, io credo che questo modo piccolo e ristretto di pensare sia la causa della stragrande maggioranza dei problemi in cui versa l’intero paese. Anzi, esagero, l’intero mondo.

In metafora, mi sembra la traslazione in chiave moderna di quello che avrebbero potuto vivere due schiavi impiegati sui campi di cotone che legati mani e piedi su un barcone da trasporto, si mettono a litigare e si scannano per chi fa per primo la spia di quello che ha preso 40 grammi di pane in più perché stava morendo di fame.

Sempre schiavo resti, sempre sulla barca in alto mare sei, sempre a servizio di un padrone rimani, anche se prendi il comando della barca e anche se ti guadagni qualche simpatia facendo la spia…

A buon intenditor poche parole! 🙂

E adesso non vengano fuori le associazioni a difesa di non so cosa perché ho usato una metafora per traslare nel tempo un concetto … chi ha elasticità mentale la usi… per favore… chi non la ha smetta pure di leggere!!!

Cosa si può fare di costruttivo? Di sicuro non si possono eliminare le persone così, in fin dei conti ognuno è libero di scegliere quale parte vuole fare nel mondo.

Quanto meno si può cercare di non farne parte, o di prendere le distanze da taluni modi di fare. E poi riderci sopra.

Si può osservare questo buffo dimenarsi con una discreta dose di distacco, e vedere come nel Circo Barnum dell’umanità, forse, se non esistessero queste persone, esisterebbero meno caricature di cui ridere.

Certo, se ce ne fossero meno in giro di queste caricature, stare più larghi schifo non farebbe, ma tant’è …

Prendo in prestito una frase di Pasolini che ho trovato girando su internet e che in realtà è quella che mi ha ispirato questo post, invitandovi a sorridere!

“Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce. A costruire una identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire, ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non diventare uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo. In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare. A questa  antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. E’ un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco”.

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Grazie
Federica Crudeli


Comments

  1. Bell’articolo Fede, che condivido pienamente.
    Impariamo a perdere e a trovare soluzioni alternative, utilizziamo il cervello per trovare una via di scampo….e insegniamolo alle nuove generazioni!

  2. Massimiliano dice: febbraio 21, 2018 at 8:15 pm

    Purtroppo per me, ne ho tanti sul posto di lavoro, mi ritrovo in quello che dici, e condivido pienamente nel distaccarmi da loro e dalle loro dinamiche subdole e perverse.
    Buona serata

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