PENSIERI NEGATIVI SUL LAVORO: LIBERATI DAL LORO VELENO – Parte II Consapevolezza di sè

 

Ciao Bentornato a Lavorare col Sorriso!

Oggi continuo a parlarti di come liberarti da altri 3 tipi di pensieri negativi velenosi, dopo averne trattati altri 3 nel mio precedente articolo: la tendenza a drammatizzare le situazioni, a prevedere solo disastri, a personalizzare qualsiasi fatto.

Se non lo hai ancora letto, cosa sono i pensieri negativi velenosi?

Sono quei pensieri che nascono automaticamente al di fuori del tuo controllo, a fonte di stimoli esterni, generano sentimenti ed emozioni negative, e sono del tutto inutili e  disfunzionali rispetto all’obiettivo che ti prefiggi.

Come la “gramigna”,  pianta normalmente associata ad un effetto invadente e fastidioso, questi pensieri occupano la tua mente sottraendoti una enorme quantità di energie psichiche, senza che tu riesca ad opporti, proprio come un veleno paralizzante.

Vediamo quali altri tipi di gramigne (pensieri negativi e disfunzionali) esistono e come potertene liberare.

4 – La gramigna della confusione emozione/ragione

Un collega/capo ti parla, tu ti senti offeso/umiliato/deriso/criticato e confondi la tua emozione con i fatti arrivando a pensare che l’altro ti ha offeso/umiliato/deriso/criticato.

Ossia il capo ti dice “questo lavoro va rifatto, così non mi va bene” e tu associ a queste parole, in automatico, una offesa diretta alla tua persona, perché quel modo di dire ti fa sentire offeso, perdendo di vista che il fatto realmente accaduto è che ti è stato fatto notare che hai da rifare una determinata cosa, senza che questo implichi necessariamente la volontà della controparte di ferirti/offenderti/umiliarti.

A questo proposito una cosa è dire “hai fatto male un lavoro” altra cosa è sentirsi dire “tu sei un incapace”.

Nel primo caso la critica è rivolta ad una cosa, nel secondo in effetti, toccando l’identità di un altro essere umano, è una offesa! Se però ogni critica che viene mossa alle tue attività tu la trasformi dentro di te in un “sono un incapace/tu sei incapace” stai traducendo emotivamente un fatto in modo improprio.

Ti accade spesso di provare sensazioni/emozioni negative? Cosa le scatena? Adotti questo filtro cognitivo che ti porta a fare confusione fra la tua reazione emotiva e il fatto che accade?

5 –La gramigna generalizzatrice

Hai la tendenza a generalizzare eventi specifici e negativi e magari particolarizzare quelli positivi?

Ad esempio rispondi male ad un collega una volta e quindi ti etichetti come “ scorbutico” perdendo di vista quante volte magari in altre circostanze hai saputo mantenere la calma?

Oppure hai una vocina interiore che dice a te stesso “ecco..sei il solito  ritardatario/ poco preciso/ collerico/rabbioso/ impaziente perché alcune volte arrivi non puntuale/ti arrabbi/perdi la pazienza?

Ossia tendi a connotarti negativamente e perennemente generalizzando uno specifico comportamento?

E magari quando ricevi un apprezzamento, la consideri “solo una fortuna”?

Quando generalizzi? In quali circostanze? Positive o negative? Cosa ci guadagni?

Come cambierebbe il tuo umore se in automatico, invece che condannarti con qualche appellativo infausto, avessi la prontezza di “particolarizzare”, anziché generalizzare, gli eventi negativi?

6 –la gramigna della tolleranza zero

Quando ti convinci che alcune situazioni sono insopportabili, intollerabili, inaccettabili, stai somministrando negatività alla tua mente (e di conseguenza anche al tuo corpo) dato che ti predisponi ad affrontarle con un livello di fiducia via via più basso.

Tendiamo un po’ tutti ad etichettare come “insopportabili” situazioni che in realtà sono “poco sopportabili” o “difficili da sopportare” caricandole anche di una “esasperazione emotiva” fuori luogo.

Il senso di “impotenza” di fronte ad un evento “insopportabile”  infatti porta a focalizzarsi proprio sul disagio, più  che sulla nostra capacità di saperlo gestire.

Inoltre questo atteggiamento mentale porta nel tempo ad abbassare la soglia di quello che riteniamo sopportabile o tollerabile.

Quante delle situazioni che vivi sono davvero insopportabili, inaccettabili, intollerabili?

E quando si sono verificate, sono state davvero così insopportabili? Come hai fatto a sopportarle?  E come puoi utilizzare lo stesso modo in altre circostanze?

Per rompere questi schemi di pensiero disfunzionali hai da: identificare le situazioni in cui “reagisci” così somministrandoti negatività, riflettere sul perché e quando lo fai, capire come lo fai, fermarti a ragionare ogni volta che ti trovi in queste circostanze ampliando il tuo punto di vista con le domande che ti ho suggerito sopra e ripetere ripetere ripetere  fino ad educarti in modo differente e più salutare per te stesso.

Piano piano rimpiazzerai i pensieri negativi automatici e “reattivi” , con la capacità di essere “proattivo” cioè di scegliere una risposta più funzionale agli stimoli esterni, senza cadere nella negatività e nel pessimismo cosmico.

Costa impegno farlo? Si. Hai da scegliere fra un meccanismo appreso e gratuito che ti innesca stress e negatività senza fatica alcuna, ad uno più impegnativo che però è fonte di benessere, che una volta conquistato, resterà con te.

Drammatizzare le situazioni, prevedere solo disastri, personalizzare qualsiasi fatto, confondere i fatti con le emozioni, generalizzare gli eventi spiacevoli, e considerare insopportabili le situazioni sono tutti filtri cognitivi che quando applicati automaticamente, limitano l’accesso alle tue risorse personali, limitando anche il tipo di “risposte” che sarai in grado di utilizzare a tuo vantaggio nei differenti contesti, magari allontanandoti dall’obiettivo che ti eri prefissato.

Nel prossimo articolo, fra 2 settimane, tratterò delle ultime tre tipologie di pensieri negativi legate all’uso dei nostri filtri cognitivi in modo parziale! Seguimi quindi!

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Grazie
Federica Crudeli

 

 


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