L'ozio come anti-stress gratuito Tempo e stress: come fare?

Ciao Bentornata/o a Lavorare col Sorriso!

Oggi un articolo dedicato ad un’attività passata di moda dall’alto potere rigenerativo: l’ozio anti-stress, che forse il periodo Covid 19 ha rispolverato.

Quand’è stata l’ultima volta che ti sei concesso di fare niente? Intendo proprio niente di niente. Risale forse ad un giorno di cui non hai memoria?

Viviamo in un mondo fatto di attività che si muovono alla velocità della luce.

Le nostre vite sono spesso un vortice di rincorse da una attività ad un’altra, da una scadenza all’altra, da una responsabilità ad un’altra.

Sembriamo un po’ tutti quanti dei criceti dentro ad una ruota: il rischio che si corre è l’esaurimento fisico e mentale.

Eppure, per ritrovare un po’ di pace basterebbe fare una cosa molto semplice e banale, che proprio perché tale finisce per non essere fatta mai: saltare fuori da quella ruota, fermarsi e oziare.

Oziare è un verbo che nella società dei consumi, delle performance e della produttività spinta, sembra una aberrazione.

I Greci invece, che a mio avviso già al loro tempo avevano capito molte più cose di noi, saggiamente, consideravano l’ozio come una attività vera e propria.

Anche il filosofo Bertrand Russell nei primi del ‘900 addirittura aveva scritto un libro (che ti consiglio di leggere) proprio intitolato “L’elogio dell’ozio”.

Non a caso forse è stato bandito ed esiliato per la scomodità dei suoi pensieri.

Come fai a sapere se la tua vita sta andando nel senso che desideri, se le cose che fai hanno davvero un senso per te, e se potresti farle meglio, se mai ti concedi il lusso di lasciare la tua testolina e il tuo corpo a riposo?

L’ozio ha un valore creativo inimmaginabile. Nell’ozio, nel silenzio, nella quiete nascono idee, intuizioni, pensieri che possono condurre anche a mettere in discussione molte cose del nostro modo di vivere in modo costruttivo.

Oziare, diversamente da quello che si pensa comunemente, significa fare qualcosa che è appunto niente. Anche fare niente è fare qualcosa.

Quanto riesci a stare solo e comodamente seduto in una stanza facendo nulla?

Il fatto di non riuscirci è sintomatico. Perché non ci riesci? Ritieni la tua compagnia così insopportabile?

Ti parla una persona che una quindicina di anni fa, più di 3 minuti sdraiata sul divano non riusciva a starci. Lo consideravo una perdita di tempo.

Col tempo ho capito invece quanto questa capacità sia una benedizione.

Nessuno a livello politico, mediatico, istituzionale, promuove momenti di ozio. Come farebbero ad avere un ammasso di scimmie impegnate ad agitarsi tanto, lavorare indefessamente, consumare cose forse spesso inutili che soddisfano bisogni materiali, impegnate a fare guerre di ideali e opinioni sui social network dal divano con una tastiera e a fare la gara a chi ha la vita più bella e di successo su Instagram, o a mostrare chi ha il fisico più bello?

Non c’è nessun interesse a livello sociale, affinchè le persone abbiano tempo per rilassarsi, riflettere in modo “contemplativo” e creare idee: così, senza concederci il lusso di pensare possiamo comodamente prendere in prestito i pensieri e le vite preconfezionate che altri hanno pensato come giuste per noi.

In compenso nei paesi occidentali, il tasso di uso di psicofarmaci, antidepressivi e simili, è altissimo; e forse anche l’uso di surrogati quali sostanze stupefacenti. Sembriamo tutti malati.

Eppure non abbiamo motivi reali per soffrire di così tanti disturbi: molti di noi hanno cibo, case, confort a diposizione.

Come è possibile che la maggior parte delle persone ambisca ad una vita di successo, dove spesso questo successo assume una forma esteriore uguale per tutti?

Siamo nati tutti uguali, desideriamo tutti le stesse cose? 1 miliardo di persone almeno tutte intente a realizzare uno stesso stile di vita, in preponderanza?

Strano, non ti pare?

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Grazie
Federica Crudeli

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