consapevolezza di se Consapevolezza di sè

Ciao e Bentornato/a a Lavorare col Sorriso!

Dopo più di un anno di silenzio intanto spero di trovarti bene e sano passata questa fase delicata di restrizioni da pandemia per Coronavirus.

Se mi segui e hai letto qualcosa del mio blog, sai che lo curo nel tempo libero dato che lavoro a tempo pieno. Fra l’altro mi sto riattivando dopo un lungo silenzio che dura da fine 2018 causato da un cambiamento di ruolo lavorativo, unito a problemi di salute che mi hanno costretto a rivedere le priorità per un tempo discreto.

Ma adesso sono tornata, con l’intenzione di pubblicare un articolo bisettimanale, quindi ogni 2 mercoledì! Inizio postando un articolo che ho pubblicato su LinkedIn in piena pandemia, perchè ritengo che la riflessione sia valida, in realtà, anche adesso.

Chi mi conosce nella vita reale sa quanto ami la provocazione, l’ironia, il sarcasmo e quanto mi piaccia sporcare volentieri la mia natura romantica con la punta cinismo che la realtà del vivere mi suggerisce.

Coronavirus Time: ho affrontato questo momento difficile per il mondo intero chiudendomi nel silenzio per osservare quello che sta succedendo senza parlare.

Poi in giro nel web mi è capitato di leggere “laqualunque”, che ho pensato: e per quale motivo non potrei anche io esprimere un mio pensiero qualunque? Pensiero, premetto, non verità assoluta, prima che qualcuno con l’elasticità mentale di un criceto travisi.

In fin dei conti leggo frasette motivanti di molti coach – categoria alla quale appartengo, ma ci tengo a precisare che successivamente mi sono diplomata in una scuola triennale di counseling – che vedo fare presa facile su molte persone e che a me fanno venire l’orticaria perché sono sempre le stesse.

Per non parlare degli aforismi che mi fanno dire “ma un pensiero vostro, ‘na volta tanto, non ce l’avete???’” quindi posso esprimere anche io un pensiero che mi ha bussato in testa mentre mi facevo le analisi del sangue.

La riflessione che più comunemente ho letto nel web è: come ci cambierà questa pandemia e quale umanità nuova e illuminata nascerà, passato tutto quanto. Perché indubbiamente passerà.

Bene, io penso che l’umanità non cambierà di una virgola. Non è pessimismo, è realismo. Aspetta, non tirare conclusioni affrettate, prima finisci di leggere.

Ognuno filtra la realtà con i suoi occhi, e se l’occhio che guarda oggi trova spontaneo dire “andrà tutto bene”, lo penserà anche dopo. Se oggi l’occhio che guarda trova spontaneo dire “è tutto uno schifo” forse peggiorerà pure.

Osservo che ognuno in questo momento è mediocre agli occhi di altri esseri umani, che a loro volta reputano mediocri altri esseri umani.

Ognuno ha una sua scala di valori e dei metri di valutazione soggettivi: per cui oggi colui che gira con la mascherina abbassata in una strada vuota dove non sta transitando nessuno è mediocre per colui che sta in casa e osserva della finestra, che a sua volta è mediocre perchè, ipotizzo, il suo datore di lavoro non ne apprezza il tipo di contributo lavorativo che questa persona gli offre soprattutto in questo momento.

Capo che a sua volta è valutato mediocre per altri collaboratori perché da quando è iniziata la pandemia non ha mai organizzato un web-meeting con tutti almeno per salutarli e sapere come stanno,  che a sua volta è mediocre agli occhi di qualche altra persona per qualche altro aspetto e così via. E la catena diventa infinita.

La relatività di Einstein a proposito qualcosa dovrebbe pur ricordarcelo, penso che il mondo ne sia intriso. Ma osservo che la mediocrità di qualcuno ha diritto di esistere più della mediocrità di qualcun altro.Questo è il motivo per il quale provo una immensa compassione per me e la razza umana intera.

Com-passione deriva dal latino “patire con”…   Ecco, forse, un po’ di sana compassione per il prossimo potrebbe aiutare l’umanità intera a riscoprirsi un filo più “umana e frangibile” … perché la guerra del tutti contro tutti, a qualsiasi livello, che osservo non è sintomatica di persone a cui “la lezione è servita”.

Non andrà né tutto bene, né tutto male. Andrà come ognuno la farà andare. E ognuno la farà andare secondo quelle che sono le sue caratteristiche personali.

Molti coach caricano le persone con il “se vuoi, puoi” e aforismi che fanno intendere che se resti folgorato sulla via di damasco con 3 tecniche e un po’ di impegno in tempi rapidi otterrai quello che vuoi.

Omettono di dire un concetto importante, che ho sentito riferire da Umberto Galimberti – noto filosofo e professionista che stimo moltissimo – e che condivido perché ho scelto di vivere in sintonia con esso – ossia che ciascuno di noi per vivere in modo pieno (pieno, non felice – nota bene) ha prima da trovarsi e poi realizzarsi secondo natura e secondo misura.

Ecco, sarebbe già tanto se aumentassero il numero di persone nel mondo che abbiano la curiosità prima di capire la loro natura (ma è molto impegnativo farlo, anche se ne vale sicuramente la pena) e poi capire e fare i conti con la loro misura.

Perché non tutti siamo nati per fare tutto, ma abbiamo dei limiti. E forse ognuno di noi avrebbe necessità di riflettere su quali siano, prima di intraprendere viaggi impossibili. Ma dire che ognuno di noi ha dei limiti, e che forse proprio tutto tutto non lo possiamo realizzare, fa poca presa.

Così come fa poca presa fare i conti con il fatto che l’animo umano, non segue i tempi delle tecniche rapide, dei modelli di codifica comportamentali e cose simili. Va per conto suo, segue un suo tempo, è misteriosa.

Penso che una delle più grandi difficoltà per noi umani sia proprio quella di fare i conti con l’insondabile e l’imprevedibile, perché il bisogno di illudersi che sia possibile controllare tutto è forte, ci dà sicurezza.

E allo stesso tempo, altrettanto grande, penso che sia la paura di conoscerci sul serio.

Cosa che sarebbe possibile iniziare a fare, chiusi nelle mura di casa in questo periodo … a guardare la nostra frangibilità, a stare un po’ di più in silenzio, a fare un po’ di amicizia con quelle parti nemiche che ci abitano e che ci rendono, in definitiva, un sistema complesso di equazioni senza soluzione, e a volte sconosciuti anche a noi stessi.

Per questo motivi, da ormai qualche anno mi sono arresa al mistero della vita, e ho fatto mia la frase “contengo moltitudini, mi contraddico” di Whalt Whitman.  Perché così mi sento libera di contraddirmi e di non ridurre la complessità dell’animo umano a qualcosa di poco conto.

Che dire, auguro a tutti noi di approfittare di questo momento per abitarci di più. 

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Federica C.


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